Stories to learn a language – l’importanza dello Storytelling


La riflessione di questo mese ci porterà ad analizzare lo Storytelling come strumento di apprendimento di una lingua, prima o seconda non ha nessuna importanza, perché le lingue si apprendono tutte allo stesso modo.


Dal progetto Nati per Leggere in avanti è ormai dato per assodato che le letture ad alta voce e la prassi delle narrazioni portino benefici assoluti nello sviluppo delle capacità linguistiche, relazionali ed emotive dei bambini.

Le storie, la loro costruzione e la loro narrazione fanno parte integrante del quotidiano dei nostri bambini, ma anche del nostro. Dal gioco “facciamo finta che”, al racconto di come viveva nonna bis durante la guerra, dal nostro film preferito, all’ultimo libro impegnato che abbiamo letto passando per il gossip fatto con l’amica del cuore. Noi viviamo di storie, lette, ascoltate, riportate, apprese da un video. Quello che cambia sono i protagonisti, lo stile, il canale tramite il quale le storie ci arrivano.

Non potremmo immaginarci l’umanità senza le sue storie. (Storytelling is an essential, perhaps the essential activity of human beings – Engel, S. 1995. The stories children tell.. New York, NY: W. H. Freeman)

La scuola dell’infanzia fa largo uso della pratica dello Storytelling nella didattica e alcuni studi misurano la capacità di narrazione dei bambini come un elemento predittivo di buona alfabetizzazione futura (Wells, G. 1986. The meaning makers. Portsmouth, NH: Heinemann).

Ricordiamo che tali studi riguardano le capacità di utilizzare le parole per elaborare storie in Qualsiasi lingua, di conseguenza anche la didattica della seconda lingua andrebbe ispirata alla capacità di raccontare e trasmettere storie, vale dire allo storytelling. Lo storytelling attraverso immagini illustrate e chiare, lo storytelling attraverso esperienze ripetute e condivise. Badate che lo Storytelling in lingua straniera non ha bisogno di traduzione, ma solo di immagini chiare e capacità mimico-gestuale di chi lo conduce come dicevamo in Be theatrical and Do Not translate!

L’essere umano per imparare ad organizzare eventi ed emozioni ha bisogno di una struttura narrativa, quello che Jerome Bruner, uno dei maggiori psicologi contemporanei, chiamava il format. L’essere umano apprende molto facilmente attraverso una storia, ma lo stesso essere umano come reagisce davanti ad un elenco di vocaboli? Come reagisce davanti a tre pagine di declinazione verbali che non siano mai state incontrate prima, amalgamate ed esplicitate in storie, esperienze effettive?

Se tutto vi sembra logico e se avete figli andate ad aprire i loro libri di lingua straniera e osservate il loro contenuto alla luce di queste riflessioni. Cosa ci troverete? Purtroppo molto spesso ci troverete l’impoverimento di una lingua ridotta a materia.

See you all in the next adventure!


0 visualizzazioni